Le cosiddette “bizze” o “capricci” dei bambini, sono situazioni non sempre facili da comprendere e da gestire da parte dei genitori, e degli adulti di riferimento. All’interno dell’ambiente domestico, sembra tutto più facile, anche se una bizza infinita con urla, pianti, capriole per terra e così via, procura ugualmente disagio a chi la inscena e a chi la subisce. In casa propria, il genitore in qualche modo alla fine riesce a gestirla. Ciò non significa che lo faccia sempre nel modo giusto e corretto; molto spesso si pensa che se il risultato è stato quello di aver messo fine alle scenate dei bambini, allora il metodo impiegato, ha funzionato e quindi è da ritenersi efficace. Quando però i nostri bimbetti iniziano con qualche capriccio, poi con qualche picca, seguiti da una bizza con pianti e singhiozzi a squarciagola che sembrano non finire mai; e non in casa propria ma in luoghi pubblici, allora la questione diventa molto più difficile da contenere. Sembra che gli sguardi di tutti i presenti, siano rivolti verso di noi come se non esistesse nessun altro; siamo convinti che ogni persona stia lì a guardarci, per valutare e giudicare se siamo bravi genitori, capaci di gestire al meglio la situazione. Pensiamo che ognuno di loro ha un proprio modo di affrontare le bizze e che qualunque cosa facciamo, sarà sempre criticabile. Se poi non riusciamo a mettere fine ai pianti, allora sì che gli sguardi si fanno via via più critici e giudicanti, fino a farci sentire un enorme peso addosso, pieno di vergogna e inadeguatezza. E il più delle volte, siamo costretti ad uscire fuori dal locale per mantenerci lontani dai riflettori e così mettere in pratica tutte le nostre strategie indisturbati. E iniziano le urla; spesso qualche sculaccione che invece di placarla, aumenta l’intensità della bizza. A volte viene proposto ai bimbi di comprare ciò che vogliono, basta facciano silenzio e si calmino, e chi più ne ha, più ne metta. Ebbene tutto ciò, non facile né piacevole, ma pur sempre letteralmente “con i piedi per terra”, nel nostro ambiente, in situazioni con piena libertà di movimento. Ma se la bizza è inscenata durante un volo in aereo; senza la possibilità di poter uscire fuori o appartarsi? E’ evidente l’aumento enorme dello stress che attanaglia adulti e piccoli in preda alla crisi, in una situazione che sembra di nome e di fatto, senza via di fuga! La prima questione che salta alla mente in simili circostanze, è la distinzione tra la bizza di neonati-infanti, da poche settimane di vita a circa 1 anno/1 anno e mezzo; e la bizza di bimbi da 1 anno e mezzo/2 anni in sù. Molti chiedono quale delle due categorie di età, sia la più facile da gestire e placare nel più breve tempo e nel migliore dei modi. La risposta non è univoca: a volte l’una e a volte l’altra. E non tanto perché ogni bimbo ha il proprio carattere più o meno tranquillo, docile e accomodante; ma perché molto dipende sia dall’ambiente dell’aereo in cui si trovano durante il volo; e sia dalla capacità dei genitori e degli adulti presenti, di saper gestire al meglio la bizza stessa. I più piccoli hanno una capacità di gestire lo stress, molto basso: ogni piccolo cambiamento dell’ambiente circostante, proprio perché non è da loro ben compreso, diventa un ostacolo, un pericolo insormontabile. Hanno percezioni, esigenze ed abitudini molto diverse; sono molto delicati e fragili dei più grandicelli. Diciamo subito che l’infante presenta un “vantaggio”, riguardo l’ambiente chiuso e angusto dell’aereo. Infatti essi sono abituati a stare in culla, o nel passeggino, o nel box, in quanto non sono ancora capaci di sedersi, alzarsi e mantenersi in piedi da soli né tantomeno di gattonare o camminare. Pertanto lo spazio chiuso e limitato per loro non è il problema principale e spesso non esiste proprio. I problemi sono altri: questi piccolissimi non sanno esprimersi con nessuna forma di linguaggio; le loro richieste avvengono tramite il pianto o le urla insistenti finchè qualcuno non li accudisca. Essi richiedono agli adulti, la capacità di volere e sapere empatizzare con affetto; la capacità e la pazienza di saperli interpretare, scrutare, capire e analizzare con attenzione. Anche se i genitori e gli adulti di riferimento conoscono ogni aspetto dei loro piccoli, devono riflettere sul fatto che in un ambiente così diverso da quello domestico, certi loro bisogni, certe esigenze, possono avere caratteristiche diverse nuove, a volte strane ed inaspettate. Quindi una prima e non sottovalutabile questione, è quella di non dare niente per scontato, per conosciuto e quindi facilmente controllabile e gestibile, come di solito viene fatto a casa nel quotidiano. Oltre alla fame, la sete, la necessità di essere cambiati dopo i regolari bisogni fisiologici e il sonnellino post prandiale; ci sono fattori che possono essere percepiti come non del tutto gradevoli ai nostri bimbini: il livello della temperatura; il rollio che fà vacillare l’aereo, con conseguenti sbalzi di pressione. Ci sono poi fattori come la moltitudine di facce nuove; miriade di voci sconosciute; tanti rumori strani; odori diversi e probabilmente non sempre di loro gusto. Sono circondati da oggetti particolari che possono provocare timore; a volte è sufficiente un suono improvviso del din-don che annuncia la voce dell’Assistente di volo o del Comandante, per far sobbalzare i piccoli e farli iniziare ad urlare senza riprendere fiato per lo spavento, magari svegliati di soprassalto dal sonnellino, e così via dicendo. Tranquillizzare i piccolini mettendo e rimettendo il ciuccio in bocca magari con poca delicatezza, non aiuta certamente a placare la bizza. Iniziare a tentennarli in culla o in braccio in modo nevrotico perché presi dalla stanchezza o dalla vergogna di non riuscire a calmare il bimbino, non può che provocare la recrudescenza della bizza, che poi sarà sempre più difficoltosa mettere fine. Crediamo non ci sia bisogno di ricordare che in simili circostanze, la prima e più utile cosa da fare, è quella di far sentire la propria voce, già conosciuta come amorevole e protettiva. Far sentire la vicinanza e il proprio odore magari attaccandoli momentaneamente al seno; in modo da immettere nel bimbino la certezza di essere nel suo solito ambiente sereno, gradevole e protetto, e così poter riprendere il proprio sonnellino, mettendo fine alle urla bizzose della sua improvvisa paura e del conseguente disagio. Ciò è molto importante da tenere presente, soprattutto se quella è l’ennesima bizza; anzi più bizze aumentano, augurandoci di no, ma comunque dobbiamo considerare anche questa evenienza purtroppo non tanto remota, e più necessitano di calma e pazienza. Questo poiché i bimbi stessi saranno esausti e desiderosi di maggior conforto, e non certo di maggiore e impaziente contrasto. Quindi nessun attacco di panico, nessun surplus di ansia; ma solo attenzione e amorevole pazienza, i segreti efficaci per placare nel migliore dei modi le eventuali bizze dei bimbi più piccoli durante i voli in aereo. Per quel che riguarda le bizze dei più grandicelli, dobbiamo dire che ovviamente essi sono senz’altro più facili da comprendere, in quanto capaci di esprimere a parole o con eloquenti gesti il loro disagio, i loro bisogni. Ma ciò non significa che siano di converso più facili da gestire, almeno non sempre come potrebbe apparire. Ad essi il ciuccio o il biberon, o la tentennata tra le braccia, non sono di solito sufficientemente efficaci come per i piccolissimi. E lo stesso ambiente angusto e chiuso, può procurare nervosismo e sconforto, in quanto sono abituati a muoversi a piacimento in casa e fuori all’aria aperta. Oltretutto dover stare seduti al loro posto provoca non di rado, secondo i racconti di alcuni di essi, un senso di frustrazione e di di impotenza. Specie nei viaggi molto lunghi, la bizza in questi bimbi è il segnale che sono arrivati al limite della propria sopportazione. E dunque non è davvero il caso di aumentarne il forte e insopportabile disagio, con ulteriore appello alla sopportazione, o con divieti e obblighi ai quali non ce la fanno più a sopperire a pieno. Un brevissimo accenno riguardo i bambini affetti dal disturbo comportamentale di “iperattività”, denominato DDAI, per i quali devono essere messe in atto specifiche metodologie e strategie, che esulano da quelle adoperate per gli altri bimbi, e che gli adulti di riferimento di solito, ne sono a conoscenza, poiché istruiti dai pediatri e dagli specialisti, e le applicano quotidianamente. Entrando nello specifico delle bizze dei bimbi non piccolissimi, spesso vediamo genitori che le affrontano dicendo ai propri figli di ricordarsi le regole che hanno stabilito a casa; delle promesse fatte di avere un comportamento corretto, ecc. ecc, sottovalutando il fatto che l’ambiente dell’aereo in volo e soprattutto in viaggi molto lunghi, vanifica molte delle premesse e delle promesse stabilite prima della partenza. Anzitutto è doveroso chiarire come la bizza o i capricci, non sono atti contro i genitori o gli adulti di riferimento; ma solo l’espressione stressata e stressante, di un malessere che provoca un comportamento esagerato, insistente, e non consono. Esso è la insopprimibile e naturale difesa, al fine di fronteggiare una situazione o un ambiente che i bimbi percepiscono e subiscono come ostili o dannosi e quindi insopportabili. Ed il loro modo di resistere e combattere questo disagio, non è sempre e solo il piagnucolio semi silenzioso, o l’addormentarsi, o placarsi con una distrazione qualunque, e neppure dietro le urla di minaccia degli adulti. Come abbiamo visto, dietro ad ogni bizza c’è la volontà di ottenere qualcosa; che va dall’attenzione, alla soddisfazione di un bisogno, al rifiuto di una imposizione o al voler mettere fine ad una situazione frustrante, non gestibile dai bimbi. E’ come se si sentissero al perso. Insomma, alla base di ogni bizza c’è sempre una motivazione e a volte anche importante. Illustri Pedagogisti e Psicologi hanno studiato il fenomeno sia in generale che nei vari particolare e risvolti, fornendo valide indicazioni e utili consigli. Maria Montessori ad esempio diceva in modo saggio e profondo, che le bizze e i capricci dei bimbi “… non sono altro che aspetti di un conflitto vitale che denota (non rabbia o rifiuto), ma amore verso l’adulto, che in quel momento non riesce a comprenderlo”. Con ciò non vogliamo dire che se ogni bizza porta con sè l’espressione dell’amore infantile verso l’adulto, debba essere considerata sacra e quindi accondiscesa. Vogliamo mettere in risalto l’aspetto particolare del legame tra bimbi e adulti. Un rapporto che ha caratteristiche troppo differenti direi quasi opposte, a quelle che di solito esistono tra adulti; anche e soprattutto nel modo e nelle ragioni delle contrapposizioni. I mezzi a loro disposizione sono quelli, e partono da presupposti apprezzabili, al di là del metodo fastidioso della bizza, che alla fine è pur sempre una richiesta di aiuto. Un modo per far capire agli adulti che in bene o in meno bene, ci sono anche essi; che esistono quali esseri viventi attivi, anzi attivissimi, e non come bambolotti da attivare o spengere a piacimento. E in quanto tali si fanno sentire a modo loro, con i propri bisogni ed esigenze, pur se non sempre sacrosanti. Lo sviluppo cerebrale dei bimbi è molto graduale; e l’aspetto più carente nell’infanzia è proprio quello dell’autocontrollo e del saper aspettare o rinunciare a qualcosa di proprio gradimento. Il padre della psico-pedagogia evolutiva, Jean Piaget diceva che:”Nei piccoli, il carattere egocentrico, ossia l’immediatezza e la irreversibilità del loro pensiero, è di ostacolo ad ogni forma di introspezione”. Vale a dire che i bimbi non sono capaci, come lo sono o dovrebbero essere gli adulti, di analizzare ed accettare situazioni del tipo “posticipativo”. Più si è piccoli, e meno si è capaci di tenere sotto controllano emotività e disagi. Ogni bambino concepisce solo il “tutto e subito”; in pratica se ci chiedono un gelato e noi diciamo che glielo prendiamo tra poco, o dopo aver fatto alcune commissioni, questo rimandare anche solo per qualche attimo, viene interpretato come un rifiuto, una sottovalutazione, una imposizione incomprensibile ed inconcepibile. Ed il loro comportamento è di solito quello della protesta più o meno accesa, dell’insistenza, fino alla vera e propria bizza, che infastidisce ed imbarazza non poco gli adulti. E allora? Dobbiamo scattare per accontentare immediatamente ogni richiesta dei bimbi bizzosi perché il loro sviluppo cerebrale non prevede l’attesa? O perché le bizze contengono la sfumatura dell’ affetto verso di noi? Ma no davvero! Formeremo una generazione di viziati e prepotenti, che non sanno aspettare e per avere ciò che desiderano nel minor tempo possibile, sono disposti chissà a quali aberrazioni. Abbiamo voluto mettere in risalto alcuni aspetti psicologici-pedagogici e biologici-evolutivi, solo per fornire una chiave di lettura delle bizze e mettere l’adulto in grado di comprenderne le ragioni intrinseche. Che spesso e volentieri vengono percepite come esagerate e senza senso, mentre invece le bizze, un senso ce l’hanno eccome. Esse tuttavia, vanno gestite con sapienza, pazienza, amore, ma anche con fermezza, in modo culturale e pratico, senza lassismi o rigidità nefaste. Tenendo presente che dove esiste un senso, deve esistere anche la possibilità, la voglia e la capacità di comprendere questo senso. E deve esistere senza alcun dubbio, anche un modo corretto e adeguato, per arrivare ad una soluzione accettabile e positiva per tutti: non solo e sempre a favore del bambino e neppure solo e sempre a favore dell’adulto. Compito nostro è quello di aiutare a maturare, e pertanto non dire sempre “SI”, ma a volte saper dire anche dei chiari “NO”! Importante che siano sempre anticipati o seguiti da chiare, semplici, tranquille ma decise spiegazioni. Quindi no al lassismo, mascherato da amorevolezza; spesso adottato più per evitare noie, contrasti e spiacevoli situazioni che turbano la nostra quiete. E no anche alla rigidità schematica, mascherato da metodo educativo, solo perché non abbiamo la pazienza o la capacità di spiegare le ragioni dei nostri rifiuti. Dunque gli adulti davvero educativi, quelli che quasi sempre riescono a placare bizze e capricci, risultano essere coloro che sanno adottare metodi “autorevoli” e non “autoritari”. Aspettiamoci comunque che i bimbi non si accontentino, almeno non subito, delle nostre pur valide spiegazioni, e dei nostri pur validi metodi: sarebbe fin troppo bello e fin troppo facile. Ma non per questo dobbiamo rinunciare a continuare nella discussione sempre con la maggiore calma possibile. Senza farci prendere dalla rabbia, dall’ansia del giudizio o della vergogna della scenata dei nostri bimbi in pubblico, e così mettere subito in atto in modo nevrotico la famosa “sculacciata”. A volte più per far vedere agli altri che siamo genitori decisi e educativi, che vogliamo evitare a tutti il disturbo della quiete durante il viaggio. Dimenticando che la strategia migliore, sarebbe invece la consapevolezza di potere e sapere mettere fine ad una bizza, avendone comprese le ragioni, più o meno valide per gli altri ma validissime per il bambino in preda alla crisi. Spesso i genitori pensano che con le bizze i bimbi non facciano altro che mettere in atto una sorta di “ricatto” finalizzato ad ottenere la soddisfazione delle loro richieste: una sorta di “do ut des”. Dobbiamo però considerare che i “ricattini”, sono tattiche che si imparano dai 5/6 anni in su. Prima di allora, i bimbi mettono in atto solo richieste insistenti per esaudire bisogni e desideri, per esprimere la loro richiesta di aiuto. Magari lo fanno con atteggiamenti capricciosi, ma senza la sottile intenzione dello scambio-ricatto, come invece spessissimo facciamo noi adulti, proprio verso i nostri bimbi. Questo ci porta alla ovvia, ma purtroppo non sempre e non per tutti scontata riflessione, che gli adulti se vogliono essere ascoltati e obbediti, devono dare loro stessi per primi il buon esempio. Se i bimbi scorgono contraddizioni nel modo di fare dei “grandi”, allora diventerà molto dura farsi ascoltare e obbedire. Non di rado vediamo adulti in forte tensione durante alcuni momenti difficoltosi del volo: si agitano, parlano veloci, imprecano contro tutto e tutti; a volte mangiano ciò che gli capita a tiro, ecc. Questi stessi adulti poi, sono quelli che rimproverano i propri figli piccoli se si abbuffano di patatine o merendine piene di cioccolato; sono quelli che si raccomandano e impongono ai propri piccoli di stare seduti in silenzio, calmi e buoni. I bambini sono predisposti naturalmente ad imitarci. Per esempio, se a casa nel quotidiano adottiamo il metodo di non dare regole, o non darle in modo preciso, poi durante il volo difficilmente otterremo di far rispettare quelle fisse e precise che vorremmo. La diversa e specifica situazione dell’ambiente di volo in aereo, non produce sempre e comunque una motivazione valida ed automatica sufficiente al bambino, affinchè riesca ad adeguarsi come un adulto. E’ da considerare invece che in situazioni di emergenza temporanea, come appunto quelle che si manifestano durante un viaggio in aereo, sia utile e necessario, rivedere alcune impostazioni. Per esempio è consigliabile soprassedere ad alcuni comportamenti già superati ed assodati, che magari sono costati fatica e tanta pazienza ad ottenerli. Permetter al bimbo in preda ad una crisi nervosa di poter rimettersi in bocca il ciucciotto tolto ormai da tempo, non è poi così grave. Permettergli di guardare un cartone in più o giocare sul video per più tempo, non è tornare indietro col rischio di non recuperare; e né tanto meno un segnale di incoerenza. Ma un segno di non rigidità schematica, sempre se spiegata come temporaneità per la situazione particolare. Magari ammonendolo che non se ne deve approfittare durante il proseguo del viaggio. E’ stato sperimentato che una volta tornati a casa, nessun problema hanno avuto i genitori a ritornare alla situazione precedente il volo. Ovviamente le difficoltà nel placare le bizze, sono date anche e soprattutto dal fatto che purtroppo non esiste un vademecum valido per tutti grandi e piccini. Certi accorgimenti risultano essere validi ed efficaci per la stragrande maggioranza dei bimbi, ma per alcuni non raggiungono i risultati sperati. Niente di grave: basta impegnarci a capire, basta fare alcuni tentativi senza perdere né speranza e né pazienza; tutto prima o poi si può risolvere nel migliore dei modi. Ci sono bimbi che quando sono presi dal nervoso e/o dalla stanchezza, amano essere coccolati; altri invece più schivi, preferiscono essere lasciati sbollire da soli. Anzi, le coccole in quel momento di crisi, producono in loro ancora più fastidio e reagiscono con ulteriori comportamenti rabbiosi. E’ necessario conoscere a fondo i nostri piccoli e saper agire oltre che nel modo giusto, anche al momento opportuno. E’ inutile e dannoso forzare i tempi, con tattiche e strategie spesso più dannose che utili. E’ deleterio in generale, fare paragoni con altri bambini lì vicino o con fratelli e sorelle, come più buoni e tranquilli: E’ inutile dirgli:”Sei davvero cattivo!”; poichè in quel momento il loro disagio li rende insensibili a qualsiasi aggettivo che riguarda solo loro stessi. Ma se gli dite:”Mi hai davvero deluso!”, allora i bimbi sono spinti a riflettere sul fatto, almeno ad una età in cui ne comprendono il significato e la portata, che potrebbero mettere in pericolo l’amore dell’adulto nei propri confronti. Non è un ricatto ma un ammonimento; non gli diciamo che avrà qualcosa in cambio se si tranquillizza; ma che stà rischiando di perdere un qualcosa di importante e insostituibile, non prettamente materiale, che si è già guadagnato e provato, e a cui tiene enormemente. Infatti in tal senso, uno dei maggiori errori che l’adulto può fare nei confronti dei bambini, è senz’altro quello di fare promesse che poi non verranno mai mantenute, in cambio di un loro comportamento adeguato. Questo si ripercuoterà in modo assai negativo, sia durante eventuali altri viaggi in aereo o con qualsiasi altro mezzo, e sia a casa nel quotidiano. I bambini hanno una memoria “da elefanti”, e non la faranno passare liscia all’adulto incoerente. Se e quando la bizza è passata e ritorna la quiete dopo la tempesta, non esitiamo a dire che si meritano un bravo, fiduciosi che non si ripeta. Quando i bimbi si lamentano, non dobbiamo sottovalutarli o snobbarli con gesti di impaziente disgusto, ma al contrario dire loro che comprendiamo il disagio che provano. E che non si può porre rimedio nel modo che vorremmo perché non dipende da noi: non siamo a casa nostra; stiamo condividendo il viaggio con altre persone che dobbiamo rispettare, come loro rispettano noi. Quindi invece di lamentarsi, cerchiamo di trovare insieme alternative valide, senza arrabbiarsi e né spazientirsi: non è una situazione che durerà per sempre ma solo temporanea. Importante poi. sarebbe tirar fuori alternative chiare, anche se non sempre ottimali, per dare fiducia ai piccoli che stiamo cercando la soluzione migliore per loro. Non è invece risultato di grande utilità pratica, limitarsi a dire:”Su via, fate i bravi!”. Una frase troppo generica e scontata; suona come un qualcosa detta tanto per dire, e che non soddisfa e nè convince il bambino. E’ senz’altro più utile spiegare che certi comportamenti portano solo a farli stare peggio; che la noia non si combatte urlando e tirando calci in qua e in là, ma facendo qualcosa di più carino e meno faticoso. Infine un consiglio quasi scontato, ma sempre utile da rimarcare: se i bimbi urlano, non urlate anche voi adulti. Spesso si instaura una gara a chi urla di più e non si ottiene solo un peggioramento della situazione. Neppure stare in silenziosa contemplazione mentre urlano, aiuta a ripristinare la calma. Così facendo, i bimbi pensano di non essere presi in considerazione e non la smettono. Anzi essi continuano in un crescendo senza fine. Quindi non assoluto silenzio, ma parlargli a voce bassa pacata, in modo che dopo poco, per capire ciò che gli viene detto, abbassano il tono delle urla e alla fine si placano. Se subito dopo riprendono la musica delle urla, può significare che non era di loro gradimento ciò che gli abbiamo detto. Allora dobbiamo non spazientirsi, ma cambiare noi “musica” e trovare nuove proposte, ma soprattutto sentire i bimbi cosa ci propongono. In questo modo li obblighiamo a parlare senza più urlare, magari anche se si esprimono singhiozzando, così da instaurare una sorta di negoziato alla pari, per arrivare ad un “armistizio” valido per entrambi anche se non del tutto condiviso in pieno. Questo sarà anche un utile insegnamento per il loro avvenire, al di là dei viaggi in aereo. Infine, vorremmo ricordare che tutte le indicazioni già fornite in altro articolo, riguardo le proposte da attuarre verso i piccoli e piccolissimi durante i voli in aereo, al di là dei capricci e delle bizze, sono un validissimo aiuto. Ricordiamone in sintesi alcuni dei più gettonati: film e documentari; musica per muoversi e scaricarsi; supporti audiovisivi di loro gradimento; sorprese piacevoli da scartaare lipperlì; oggetti e indumenti con odori familiari casalinghi; album e matite da disegno; racconti letti o descritti in cuffia, e così via dicendo. Questi ed altri ancora, restano sempre un validissimo supporto, non solo per rendere più lieto il viaggio; non solo per aiutarci a placare le bizze; ma anche eventualmente per prevenirle! Concludendo, vogliamo sperare di esservi stati in qualche modo di aiuto; raccomandando di adottare il più possibile, anche in situazioni difficili e delicate, la scontata ma pur sempre valida “via di mezzo”! Vogliamo riportare a tal proposito una frase del padre della neuropsicologia dell’infanzia, Alessandro Bollea, che a proposito del rapporto adulto-bambino ci dice:”Affetto e rimproveri, hanno la stessa importanza!”. Il segreto è saperli dosare nella giusta misura qualitativa e quantitativa; al di là della esperienza passata in quanto figli con i nostri genitori. Tenendo sempre ben presenti, le varie fasi della età evolutiva, e la particolarità soggettiva, dei nostri bambini.
Allora cari genitori, cari adulti, non ci scoraggiamo: le bizze fanno parte della vita dei nostri piccoli e piccolissimi. Ognuno ha imparato e messo in pratica le proprie strategie e tattiche per contenerle al meglio. Ricordate che nell’ambiente dell’aereo in volo le cose cambiano per noi e soprattutto per loro, e che certi nostri metodi sperimentati con successo a casa, nel quotidiano, potrebbero non essere né efficaci, né sufficienti. Così abbiamo voluto proporvi alcuni suggerimenti, che forse molti di voi conoscono già; ma che comunque è sempre utile rinfrescare la memoria, affinchè possiate intraprendere qualsiasi viaggio in aereo con i vostri piccoli e piccolissimi, senza troppi patemi d’animo, ma con piena consapevolezza e massima serenità. Siete pronti? Allora BUON VIAGGIO!